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5月19日 Scelte motivate sul futuroRicordo questa scena come se fosse ieri (il che per me è di fatto un avvenimento più unico che raro)... Ero un piccolo giovane imberbe (addirittura con capelli ricci tali da essere chiamati chioma [non è uno scherzo] ) ed era un pomeriggio buio di dicembre nella città di Reggio Calabria. Insieme ai miei genitori mi recai a casa dei miei cugini per il solito incontro d’azzardo e arrivato nella loro algida casa (menomale che ci siamo trasferiti tutti, perché mi faceva paura quell’appartamento nonostante il suo corridoio perfetto per giocare a calcio) chiesi di mio cugino (colui che ora è anche mio compare, una delle persone tanto strane quanto care) e mi risposero: “Sta studiando matematica, l’anno prossimo toccherà anche a te…” Allibito dal fatto che studiasse matematica nelle vacanze di natale, ma ora che è un ingegnere da 100 e lode forse aveva senso, e spaventato dallo studio, risposi che la matematica non piaceva e iniziammo a parlare della scelta che mi apprestavo a compiere per la scuola superiore. La faccio breve: volevo frequentare il classico, sentendomi naturalmente portato per le lettere anche se il latino mi faceva tanto paura quanto schifo, non conoscendolo ovviamente, e mia madre (apertamente pro Vinci, dato che il Volta non si considera ovviamente) riuscì a convincermi ad andare allo scientifico come solo una persona che mi conosce dalla nascita può fare: “Bruno, ci stiamo per trasferire vicino il Vinci, dove c’è anche il distaccamento, sappi che se andrai al classico, dovrai recarti a piedi ad entrambe le sedi. Quindi il tragitto consistente in una discesa diventa quantificabile in chilometri. Fu così che la pigrizia segnò il mio futuro… Scelsi il Vinci, la scuola che comunque ritengo ancora la più completa degli istituti superiori, nonché la mia seconda casa, di cui ricordo di essere il presidente, ma non posso oggi, ultimo compito in classe di matematica della mia vita che dedicare un intervento a questa stronza di materia. Capì di non essere fatto per la matematica in secondo liceo, quando anche con compiti in classe facilissimi valutati su scala 10, fui l’unico di quelli che studiava a non raggiungere mai questo 10, fermandomi sempre mezzo voto sotto per vari motivi e decisi quindi che non essendo destinato alla perfezione allora ero segnato all’insuccesso. L’odio nei confronti di questa materia cresceva tanto quanto i miei voti si abbassassero e la matematica rimane l’unica materia in cui sia risultato insufficiente (disegno a parte, o meglio Canova a parte) e non sono ancora riuscito a spiegarmi perché frequento un liceo scientifico. Non volendomi dilungare con tutti gli alti e bassi della mia carriera matematica, giungo solo alle conclusioni: - Ho promesso di non studiare più matematica dopo il Liceo, ecco come ho scelto l’università - La matematica non sarà MAI il mio mestiere - Non mi interessa più quanto prendo in un compito - Le mie interrogazioni rimarranno nella storia come colui che si arrampicava sugli specchi (si ricordi il 2!) - Forse il libro sui miei teoremi verrà pubblicato tra le geometrie non euclidee - Grazie alla matematica riesco a sembrare attento senza neanche sentire, figuriamoci ascoltare - Odio la matematica perché non è creativa e me ne fotto che non sia un’opinione perché è la libertà di pensare in maniera diversa che ci rende uomini Quando ormai il mio rapporto con la matematica consiste solo in due interrogazioni e in mr 15 punti meglio conosciuto come la seconda prostituta, posso dire di sentirmi libero da un matrimonio in cui l’amore non sia mai esistito. Addio matematica 5月13日 Quesiti esistenzialiNon so se sia più grande la paura di compiere una scelta o la paura che tale decisione sia già presa... |
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